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Peripolis
fotografie di
Gianni Maffi, Pio Tarantini, Alessandro Vicario
30 aprile - 30 maggio 2005
Galleria Magenta 52

Vimercate (Milano)
 
 
 
…Per quanto le immagini di Gianni Maffi rivelino un uso della sfocatura, del mosso e dell’inquadratura apparentemente casuale, che le avvicina di primo acchito alle post-fotografie (1) di vari giovani autori contemporanei, guardandole con più attenzione ci si rende conto che sono in realtà diversissime da queste. Mentre molti giovani rovesciano volentieri le regole della “buona” fotografia per raccontare in tono minore vaghi frammenti autobiografici, intrisi di emozioni e stati d’animo, tanto da trasformare la fotografia in uno strumento introspettivo – Gianni Maffi non rinuncia alla documentazione. Ciò che documenta non è però il paesaggio in sé, ma la percezione rapida, distratta e precaria che di esso abbiano quando guidiamo un’automobile. I suoi sono i luoghi – o meglio i non-luoghi – che ci appaiono dal finestrino della macchina, mentre le nostre mani stringono il volante: gli anelli delle tangenziali, gli svincoli autostradali che circondano Milano come una ragnatela.

 

Lì, anche volendo, non ci si può fermare: simili luoghi sono infatti previsti solo per farci transitare rapidamente, per farci raggiungere uno svincolo, una deviazione dove alcune frecce segnaletiche indicano finalmente una destinazione. Maffi però non intende raggiungere nessun posto: il suo viaggio on the road è privo di mete. Lui sceglie di vagare solitario dentro la corrente, immerso nel flusso continuo della città contemporanea: usa il suo stesso corpo “come un sensore in movimento” – direbbe Stefano Boeri (2) – capace di registrare le forme fugaci e frammentarie che gli si parano dinanzi, con un’ossessività che il bianco e nero sottolinea. L’uso della fotocamera panoramica, con il suo angolo visivo eccessivo e per certi versi innaturale, indica inoltre che tale sguardo fotografico vuole abbracciare ogni cosa senza soffermarsi su niente: rileva quanto appare nel centro della visione allo stesso modo dei particolari marginali, di ciò che scivola fugace ai lati dello sguardo.
 
 
 
Nel suo vedere onnicomprensivo e precario non ci sono più né centri, né bordi, così come niente è perfettamente a fuoco e niente è totalmente annebbiato dalla sfocatura. E in effetti, che cosa ricordiamo dei nostri viaggi tra tangenziali e svincoli, se non un indistinto fluire di condominî, cartelli stradali, automezzi, lampioni, piloni, curve, strisce, edifici, aiuole spartitraffico, pannelli antirumore, bordi di cemento, alberi, frammenti di prati, stazioni di servizio, camion? Così, le sue immagini divengono non solo un viaggio inesausto nel flusso continuo delle tangenziali, ma anche la traccia dei nostri ricordi confusi, di un tempo intermedio e indefinito, sospeso tra la partenza e l’arrivo…

Gigliola Foschi


da Tre peripezie metropolitane

Gianni Maffi, Pio Tarantini, Alessandro Vicario

PERIPOLIS: intorno alla metropoli, nella città diffusa
Ed. Gruppo Immagine, Milano 2005

 

1) Secondo la definizione di Elio Grazioli: cfr. E’ contemporanea la fotografia?, a cura di Roberta Valtorta, Lupetti editore, Milano, 2004, p. 120.
2) Stefano Boeri, Movimenti dello sguardo, p. 417; in: Storia d’Italia. L’immagine fotografica 1945-2000, Annali 20, Giulio Einaudi Editore, Torino, 2004.

     
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