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LEGGERMENTE
fotografie di
Gianni Maffi
14 - 28 novembre 2013
Biblioteca Centrale - Pa
lazzo Sormani
Milano

mostra proposta nell'ambito di
BOOKCITY Milano 2013
 


LA LETTURA COME ESERCIZIO DI STILE

di Roberto Mutti

Avete presente quando si è così totalmente immersi nella lettura che nulla di quello che capita attorno viene davvero recepito, né il rumore del traffico né il chiacchiericcio della gente? Ecco, le fotografie di Gianni Maffi riescono a cogliere esattamente questa situazione a tal punto che noi stessi ci sorprendiamo del fatto di osservarle in silenzio, come non volessimo disturbare.

   
   

Realizzato raccogliendo immagini scattate in tempi e luoghi diversi, questo lavoro più che una valenza antropologica (in tal caso sarebbe stata sottolineata la distinzione fra modi diversi di leggere a seconda delle culture dei luoghi in cui lo si fa) ne assume una psicologica perché i veri protagonisti sono le persone che conosciamo attraverso i loro sguardi negati perché assorti nella lettura.

   
   
Da sempre tocca ascoltare le lamentele di chi decreta con sicurezza la morte del libro, la scomparsa dei lettori, il declino inarrestabile della cultura scritta e, buon ultima, la tendenziale sparizione della carta sostituita di volta in volta, in un crescendo rossiniano, dalla radio, dalla televisione, dai computer e infine dall’ebook readers. Tutto vero, così tanto vero da essere stato detto e soprattutto scritto da decenni, guarda un po’, su giornali, riviste e libri. Quello che tutti sappiamo, semmai, è che a una gran quantità di non lettori (ce ne sono sempre stati, basta farsene una ragione) si contrappone un consistente numero di persone che non può fare a meno di quel mondo particolare fatto di parole scritte grazie alle quali si può accedere alla dimensione dell’immaginario.
   
   

Perfino avvenimenti reali come quelli riportati sui quotidiani assumono un tono particolare a seconda di come vengono descritti. Aperto come una vela in balia del vento, ripiegato con cura per renderlo più resistente, afferrato sempre saldamente fra le mani, il quotidiano lo si spalanca con lo stesso gesto usato per le finestre forse proprio perché, come suggeriva negli anni Sessanta la pubblicità del neonato “Il Giorno”, è un modo per affacciarsi sulla realtà. Lo fa un inglese su una panchina e un messicano che sulla schiena sente il fresco della fontana su cui è appoggiato,una coppia sulla balaustra di un lungomare, la signora che lo stende sull’erba e quella che lo appoggia su un muro usato come fosse un tavolo.

   
   

Se il quotidiano spinge alla socialità (chi sa resistere alla tentazione di gettare uno sguardo su quello del vicino, chi non commenta ad alta voce le notizie più interessanti?), il libro è al contrario un invito alla lettura individuale, il momento del totale rapimento che Gianni Maffi coglie in molte immagini. Che si sia ricavato una nicchia sulla soglia di un trullo o preferisca stare sdraiato in equilibrio su un muro affacciato su un paesaggio urbano, che sia appollaiato su un grande sasso o seduto sotto un imponente colonnato, chi legge resta del tutto indifferente a ciò che lo circonda, sia questa una meravigliosa piazza senese, la facciata di un antico palazzo marchigiano o quel chiostro di Arles dove una graziosa ragazza dai lunghi capelli ha poggiato sulle ginocchia il suo volume.

   
   

Si può tentare di indovinare che cosa leggono i diversi personaggi: sicuramente una guida le due turiste osservate dall’alto da un leone in pietra che adorna la facciata di un palazzo e sembra proteggerle, forse un saggio filosofico il ragazzo che se ne sta solitario in fondo a una forra, magari una raccolta di poesie la ragazza che riposa su una gran pietra dopo aver interrotto il suo percorso fra i sentieri dolomitici. Ci piace immaginare che la giovane seduta sulla sedia di ferro di fronte a un magnifico giardino francese legga un romanzo d’avventura (Salgari sarebbe perfetto nella sua solo fantasiosa attendibilità) mentre deve essere un poliziesco quello che attrae l’uomo sdraiato sulla spiaggia accanto alla sua ragazza appisolata.

   
   
Più difficile immaginare il contenuto del libro che, catturando l’attenzione della ragazza seduta su una panchina portoghese, la induce a tendere gli alluci verso l’alto: parlerà di un delitto irrisolto o di un amore travolgente? “Leggermente” è un bel titolo che ben si adatta non solo al contenuto ma anche allo stile fotografico di Gianni Maffi che sa sempre essere lieve, garbato e, appunto, leggero come si conviene quando si affronta un tema importante come questo.
 
 


Gianni Maffi
LEGGERMENTE

Volume stampato in occasione
della mostra
in 50 esemplari numerati

     
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