Montagne di carta
fotografie di
Gianni Maffi



1 - 31 agosto 2016
Museo della Montagna e del Contrabbando
Maccugnaga (Verbania)
     
[…] Quando il biellese Vittorio Sella porta le sue pesanti macchine a banco ottico sulle vette alpine non inventa solo un genere fotografico ma propone anche un modo di relazionarsi con la montagna, quando Ansel Adams documenta l'incanto dei parchi nazionali americani non si limita a mostrarne il fascino ma indica la possibilità di leggerli alla luce di una vera e propria filosofia della natura.
Il lavoro di Gianni Maffi, fotografo colto e raffinato come le immagini che sa realizzare, possiede il disarmante fascino della bellezza. Ne è riprova l'eleganza severa del suo bianconero sempre stampato in modo ineccepibile per dar corpo alla magnificenza che caratterizza i suoi soggetti. Se le riprese rivelano, come in questo caso, una loro decisa essenzialità è perché l'autore ha saputo studiarle con quel rispetto e quel rigore che all'osservatore superficiale possono forse sfuggire ma senza le quali è impossibile ottenere risultati di qualità. […]

     
   

[…] Queste non sono fotografie che possano essere semplicemente guardate, occorre invece osservarle con cura perché solo così è possibile scoprire i tanti particolari che sanno trasmettere … perché non si rivelano immediatamente e trasmettono all'osservatore paziente il piacere di un'inattesa scoperta.

Dal testo di presentazione di Roberto Mutti della mostra “Gianni Maffi – Aspetti del paesaggio naturale italiano” - Castello Visconteo, Abbiategrasso, 2010

     
   

[…] la sequenza dedicata ai segnavia – cumuli di sassi spesso creati dal contributo di chi passando lascia una piccola pietra e che sui terreni accidentati di montagna indicano la giusta direzione – dove l’oggetto in primo piano, il segnavia appunto, funge da indicatore, non solo della strada giusta ma anche della presenza dell’uomo, in questi casi discreta e molto integrata con la natura.[…]

     
   
[…] una sorta di percorso indagatore che parte dalla veduta naturale e incontaminata, lontana però dalle suggestioni cartolinesche e incline più a una visione inquietante della montagna, per giungere ai segni e relitti della civiltà umana passando attraverso la via di mezzo del segno naturale, i segnavia come inconsapevoli e spontanee installazioni artistiche frutto di una necessità pragmatica e non di una elucubrazione intellettuale. Maffi ha saputo cogliere questi aspetti con rigore figurativo e una non comune serietà progettuale […]
Dal testo di presentazione di Pio Tarantini della mostra “Gianni Maffi - Vedute alpine” SpazioFarini6, Milano, 2012

   
     
Le montagne sono sempre generose. Mi regalano albe e tramonti irripetibili; il silenzio è rotto solo dai suoni della natura che lo rendono ancora più vivo. Tiziano Terzani
   

     
   

     
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